Guida ai Fiori di CBD

Incidente probatorio e perizia in casi di sequestro di Cannabis light

ruolo cruciale dell'incidente probatorio nel contesto legale, con riferimenti visivi alla cannabis light, all'UNODC, al THC e alla Corte di Cassazione italiana. Mostra un avvocato che esamina prove fondamentali mentre discute di casi legati alla cannabis leggera, con il logo dell'UNODC sullo sfondo e uno schema chimico del THC in primo piano, simboleggiando l'importanza delle decisioni giuridiche della Corte di Cassazione in materia
Ancor prima del processo e grazie a una perizia anticipata, il GIP ha l’opportunità di valutare l’assenza di responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio. E dovrebbe di conseguenza rilevare che, in mancanza di una prova dell’efficacia drogante, il fatto non sussiste. L’incidente probatorio emerge come strumento chiave nella definizione giuridica di Cannabis light, con la Corte di Cassazione, l’UNODC, e l’analisi del THC al centro del dibattito.

ABSTRACT 

Il testo offre un’analisi approfondita dell’incidente probatorio come strumento decisivo nel contesto giuridico della cannabis light, mettendo in luce il ruolo cruciale di questo meccanismo nella prevenzione di procedimenti giudiziari ingiustificati per coloro che sono coinvolti nella vendita o detenzione di prodotti a base di cannabis con basso contenuto di THC. Viene esaminato come la Corte di Cassazione e l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) stabiliscano criteri chiave per distinguere tra varietà di canapa potenzialmente stupefacenti e quelle non psicoattive, sottolineando l’importanza dell’analisi del rapporto THC:CBD. Il documento approfondisce le dinamiche della valutazione giuridica e scientifica delle sostanze, illustrando come l’incidente probatorio permetta l’acquisizione anticipata di prove peritali cruciali. Questo non solo supporta l’assenza di effetti droganti ma anche giustifica legalmente la condotta degli indagati, enfatizzando l’importanza di basare ogni decisione giudiziaria su fondamenti scientificamente validati. Inoltre, vengono evidenziati studi significativi e casi legali che riflettono la complessità e le sfide nel determinare l’efficacia drogante della cannabis light. Questi casi dimostrano come, in assenza di una chiara dimostrazione dell’effetto psicotropo, l’accusa di mettere in pericolo la salute pubblica diventa insostenibile, portando a sentenze di assoluzione. Il contributo di autorevoli enti come l’UNODC aiuta a delineare una comprensione più accurata della sostanza, influenzando positivamente sia la legislazione che la percezione pubblica riguardo la cannabis light. Il testo sottolinea anche l’importanza della legge 242/2016 nell’orientare le politiche di coltivazione e commercializzazione della canapa industriale, escludendo attività conformi ai criteri legislativi dall’applicabilità di norme penali più severe. La discussione si arricchisce citando fonti e studi che supportano l’analisi, tra cui pubblicazioni su riviste scientifiche e decisioni giudiziarie, che confermano la rilevanza dell’approccio basato su evidenze scientifiche per una valutazione giuridica equa della cannabis light. Questo contesto normativo e giurisprudenziale si propone di guidare verso una regolamentazione più informata e giusta, riconoscendo la complessità del dibattito sulla cannabis e l’importanza di distinguere chiaramente tra le sue varie forme e usi.

1. Introduzione sull’incidente probatorio

In questo articolo, mi accingo a delineare uno degli strumenti giuridici più potenti per prevenire l’intero corso di un processo, attraverso la dimostrazione dell’innocuità e della non capacità drogante dell’elemento incriminato. Ci addentreremo nell’esplorazione dell’incidente probatorio, svelando la sua importanza cruciale e come esso serva a evidenziare l’assenza di proprietà stupefacenti nella sostanza in questione. Questa rappresentazione artistica distilla il processo di analisi legale e decisionale in casi di cannabis, enfatizzando la "Cannabis light". La serietà con cui la Corte di Cassazione approccia ogni caso è simboleggiata dal gavel, mentre i principi dell'UNODC circondano il processo, conferendo metodicità ed esattezza nelle interpretazioni legislative. Metadescrizione per non vedenti: Una grafica minimalista con un gavel e una bilancia, simboli del processo decisionale legale nel contesto dei casi di cannabis, sottolineando il ruolo metodico dell'UNODC.Ecco un'immagine che rappresenta il ruolo cruciale dell'incidente probatorio nel contesto legale, con riferimenti visivi alla cannabis light, all'UNODC, al THC e alla Corte di Cassazione italiana. Mostra un avvocato che esamina prove fondamentali mentre discute di casi legati alla cannabis leggera, con il logo dell'UNODC sullo sfondo e uno schema chimico del THC in primo piano, simboleggiando l'importanza delle decisioni giuridiche della Corte di Cassazione in materiaBenché la sentenza della Corte di Cassazione, emessa dalle sezioni unite, non abbia il potere di alterare la legislazione vigente, essa svolge un ruolo fondamentale nell’indirizzare l’interpretazione normativa da parte del giudice. Il nocciolo di questa sentenza sta nell’affidare la valutazione sull’efficacia drogante alla discrezionalità del giudice. Tuttavia, è importante sottolineare che il giudice non detiene le competenze necessarie per giudicare la potenzialità stupefacente della canapa, compito questo che spetta invece agli esperti periti. Pertanto, la questione centrale potrebbe essere risolta già nella fase preliminare del processo, evitando l’intero iter giudiziario. E si, si parla di repressione della vendita di cannabis light, In un contesto in cui nella vicina Germania si è arrivati persino alla regolamentazione della coltivazione ad uso personale della cannabis ad alto contenuto di THC.

2. Il Ruolo della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione menziona limiti di concentrazione di THC inferiori rispetto a quelli stabiliti dalla legge 242/2016, ma lo fa per includere anche quei casi in cui il CBD è assente. Questo dettaglio assume una rilevanza critica, poiché è scientificamente riconosciuto che il CBD neutralizza l’effetto psicotropo del THC. Di conseguenza, quando si fa riferimento a soglie più basse di THC senza specificare la fondamentale motivazione scientifica che esula dalle competenze della Corte di Cassazione, si rischia di generare interpretazioni erronee.

3. Valutazione Giuridica e Scientifica secondo l’UNODC

Nella valutazione giuridica e scientifica delle sostanze, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) svolge un ruolo fondamentale, stabilendo criteri specifici per distinguere la canapa destinata all’uso drogante da quella non psicoattiva. Secondo l’UNODC, una pianta di canapa viene considerata drogante solo quando il contenuto di THC supera significativamente quello del CBD. In particolare, la farmacopea rileva che la cannabis di chemiotipo 3, caratterizzata da un rapporto THC:CBD di 1 a 10, non possiede effetti narcotici, dato che il CBD agisce come un modulatore allosterico negativo dei recettori CB1.

4. Importanza dell’Incidente Probatorio

Di fronte a sequestri ingiustificati di prodotti legali, provocati dalla volontà del pubblico ministero di lasciare al giudice il compito di valutare la pericolosità della sostanza, l’associazione raccomanda di avvalersi dell’incidente probatorio di tipo peritale. Questo strumento permette di coinvolgere un tossicologo per attestare, senza ombra di dubbio, l’innocuità del prodotto e la legittimità delle azioni dell’indagato, dimostrando così l’insussistenza del fatto imputato e consentendo anche al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di prendere atto di tale evidenza.

4.1 Principi Giuridici

Questo approccio si fonda su principi giuridici ben consolidati, quali:
  1. Il divieto di analogia, che preclude l’applicazione di norme penali per analogia a scapito dell’imputato;
  2. La presunzione d’innocenza, che afferma come l’imputato debba essere considerato innocente fino alla prova contraria;
  3. La necessità che la condotta incriminata sia effettivamente offensiva per giustificare una sanzione penale;
  4. Il diritto alla piena efficacia della prova, che enfatizza l’importanza di basare ogni giudizio su elementi concreti e scientificamente validati.

4.2 Efficacia della Prova

Inoltre, l’efficacia della prova non si misura solo in termini del suo impatto giuridico ma anche per l’effetto che essa può avere sull’andamento del processo. Nella logica del principio di economicità processuale, se il perito riesce a dimostrare al giudice delle indagini preliminari che la sostanza in esame è innocua e che la sua commercializzazione non rientra nelle fattispecie punibili dal D.P.R. 309/90, che regolamenta il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, ciò dovrebbe comportare il riconoscimento dell’ammissibilità dell’incidente probatorio. Una prova che esclude la colpevolezza dell’imputato dovrebbe rappresentare una priorità per il pubblico ministero e per il giudice, non solo nell’interesse della giustizia ma anche per rispettare il principio di presunzione d’innocenza, evitando così la prosecuzione non necessaria del processo.

4.3 La Procedura Speciale

Ai sensi dell’articolo 398 del Codice di Procedura Penale è prevista la procedura per richiedere l’incidente probatorio. Questa procedura è speciale, Perché permette di acquisire prove in fase preliminare, si rivela fondamentale per conservare testimonianze e analisi che potrebbero non essere altrimenti disponibili o efficaci al momento del processo.

4.4 Validità della Prova

La validità della prova, rappresentata dalla perizia tossicologica sui prodotti di Cannabis Sativa L., diventa essenziale per vari motivi:
  1. Assenza di Offensività e Rischi per la Salute Pubblica: Tale perizia è indispensabile per dimostrare l’assenza di effetti psicoattivi nei prodotti in questione, confutando così le accuse basate su una presunta pericolosità e attestando l’infondatezza dell’accusa in linea con il principio di non offensività.
  2. Deterioramento dei Prodotti Sequestrati: La caratteristica di deperibilità dei prodotti di cannabis sativa L. enfatizza l’urgenza di una valutazione anticipata. Un ritardo potrebbe potrebbe provocare in un degrado tale da rendere i prodotti inutilizzabili, infliggendo danni irreparabili all’attività commerciale dell’associato e infrangendo il principio di presunzione di innocenza.

4.5 Efficienza delle Prove Peritali

Il principio cardine dell’efficienza delle prove peritali si radica nella gestione efficace ed efficiente della giustizia, mirando a un accertamento diretto e incontestabile della verità. La valutazione dell’effetto stupefacente dei prodotti sottoposti a sequestro diventa, quindi, di cruciale importanza. Una perizia preventiva che attestasse la non nocività di tali prodotti potrebbe incidere profondamente sul corso degli eventi, fornendo all’imputato l’opportunità immediata di dimostrare l’infondatezza delle accuse a suo carico e, di conseguenza, di rivendicare la propria innocenza. Oltre alla questione della preservazione fisica delle prove, emerge l’esigenza di sottolineare come l’assenza di un’analisi peritale tempestiva possa compromettere la validità e l’efficacia delle stesse nel corso del processo. Tale ritardo non solo potrebbe estendere ingiustamente il procedimento giudiziario a carico dell’imputato ma potrebbe anche esporlo a danni economici ingenti e definitivi, causati dalla sospensione della vendita di prodotti che rispettano i requisiti legali. Di conseguenza, anticipare la perizia tutelerebbe non soltanto l’integrità finanziaria dell’accusato ma anche il fondamentale principio di presunzione di innocenza, evitando le implicazioni di un processo penale basato su premesse errate.

5. Ammissibilità dell’Incidente Probatorio

L’importanza di concedere l’incidente probatorio in queste circostanze deriva dalla particolare esigenza di mantenere intatta l’efficacia e l’affidabilità delle prove peritali, soprattutto se particolarmente rilevanti per la controversia, in questo caso determinanti per la valutazione di punibilità. Questa necessità diventa ancora più pressante in presenza del rischio di degrado dei prodotti sequestrati, il quale potrebbe influenzare drasticamente le sorti del processo e la continuità operativa dell’impresa coinvolta. Conseguentemente, preservare la validità delle prove attraverso un tempestivo intervento peritale rappresenta non solo una garanzia di giustizia ma anche una tutela preventiva contro possibili danni economici e perdite irreparabili per l’impresa. Alla luce di quanto analizzato, l’Ufficio Legale dell’Associazione Canapa Sativa Italia sottolinea l’indispensabilità dell’incidente probatorio per l’effettuazione anticipata di perizie tossicologiche. L’accoglimento di tale procedura da parte del Giudice per le Indagini Preliminari assicurerebbe non solo la salvaguardia dell’efficacia probatoria, ma anche la protezione del indagato da danni economici significativi, nel pieno rispetto dei principi di equità e della presunzione di innocenza. Si invita, dunque, a richiedere l’incidente probatorio con la dovuta celerità, enfatizzando la centralità di un’esame approfondito che possa guidare verso una risoluzione equa e appropriata del caso in questione.

6. Approfondimento sulla Non Offensività

Utilizzando i protocolli di analisi delineati dall’UNODC, standard scientifico di riferimento internazionale per la distinzione tra canapa industriale e cannabis con effetti stupefacenti, è possibile stabilire un criterio chiaro: la sostanza è considerata non drogante quando il rapporto tra ([THC]+[CBN]):[CBD] nel cromatogramma risulta inferiore a 1. Questo approccio metodologico si distacca significativamente dalle valutazioni che considerano esclusivamente la concentrazione di THC, ignorando l’interazione con altri cannabinoidi come il CBN e il CBD, fondamentali per determinare l’effettiva potenzialità drogante della sostanza. Una valutazione basata su una necessaria valutazione effettiva, rifacendosi come vedremo alle conclusioni del Massimo Tribunale (Corte di Cassazione) e dell’Istituto ONU di contrasto alla criminalità legata alla droga (UNODC) .

7. Riferimento alla Legge 242/2016

La legge 242/2016, focalizzandosi sulla valorizzazione della coltivazione della canapa, con attenzione alla tracciabilità piuttosto che sui limiti di THC, esclude le attività di coltivazione della canapa industriale dall’applicabilità del DPR 309/90, che sanziona lo spaccio di sostanze stupefacenti. Questa interpretazione legislativa supporta la visione che le operazioni realizzate nell’ambito della canapa industriale, conformemente ai criteri legislativi, configurino un esercizio legittimo d’impresa agricola, come delineato dall’articolo 2135 del codice civile.

8. Valutazione Completa dell’Efficacia Drogante

È imperativo adottare un approccio giuridico che trascenda l’analisi quantitativa del THC, valutando l’effettiva pericolosità della sostanza in base alla sua capacità di influenzare lo stato psico-fisico dell’individuo. Tale orientamento si allinea alle decisioni delle Sezioni Unite, che sollecitano una valutazione fondata su criteri scientifici e tossicologici aggiornati. La mancanza di una dimostrazione specifica dell’effetto stupefacente rende infondata l’accusa di pericolosità per la salute pubblica, in assenza di evidenze concrete sull’effetto psicotropo della sostanza in esame non trattandosi di piante che possono produrre droga come evidenziato anche dall’Organo delle Nazioni Unite anti-droga e anti-crimine (UNODC)

9. L’Evoluzione Normativa e Giurisprudenziale della Cannabis Light

L’evoluzione normativa e giurisprudenziale relativa alla cosiddetta cannabis light solleva questioni approfondite riguardo alla nozione di “dose efficace” per considerare una sostanza uno stupefacente. Con l’introduzione della legge n. 242 del 2016, il legislatore ha delineato nuovi confini per la coltivazione di varietà di cannabis con un tenore di THC al di sotto dello 0,6%, spianando la strada alla commercializzazione di prodotti con concentrazioni di principio attivo presumibilmente non nocive, basandosi sull’assunto che tali limiti garantiscano la legalità della coltivazione sotto specifiche condizioni.
Descrizione: In un design essenziale, questa immagine riassume graficamente il processo dell'incidente probatorio, una procedura fondamentale nelle indagini su casi legati alla "Cannabis light". Le scale della giustizia e i libri di legge rappresentano l'autorità della Corte di Cassazione e il percorso verso una decisione giudiziaria informata dalla scienza, con i criteri dell'UNODC in primo piano, riflettendo l'equilibrio e la chiarezza che guidano il sistema legale. Metadescrizione per non vedenti: Un'infografica minimalista che presenta simboli giuridici come scale di giustizia, libri di legge e un gavel, illustrando il processo legale dell'incidente probatorio nel contesto dei casi di cannabis.Ecco un'immagine che rappresenta il ruolo cruciale dell'incidente probatorio nel contesto legale, con riferimenti visivi alla cannabis light, all'UNODC, al THC e alla Corte di Cassazione italiana. Mostra un avvocato che esamina prove fondamentali mentre discute di casi legati alla cannabis leggera, con il logo dell'UNODC sullo sfondo e uno schema chimico del THC in primo piano, simboleggiando l'importanza delle decisioni giuridiche della Corte di Cassazione in materiaQuesta regolamentazione ha portato a una diffusione capillare sul territorio nazionale di punti vendita che offrono prodotti derivati dalla cannabis, generando sfide significative per le autorità impegnate nel contrasto al traffico di stupefacenti. Queste si sono trovate a dover distinguere tra prodotti legali e illegali, un compito reso complesso dalla somiglianza visiva tra i prodotti in questione e quelli classificati come stupefacenti.
L’emergere di questi esercizi commerciali, con una presentazione talvolta ambigua delle proprietà dei loro prodotti, ha risvegliato il mondo proibizionista deciso a combattere questa nuova abitudine, utilizzando lo strumento penale come strumento di legittimazione del potere e di afflizione, attraverso processi infiniti, e anche se la particolare situazione ha sollevato dubbi sulla loro legittimità e sul rischio di compromettere gli sforzi di contrasto alla diffusione di sostanze illecite, soprattutto tra i giovani, questo non può giustificare una vessazione di imprenditori che seguono la legge. Portando a diverse vicende giudiziarie controverse, poi arrivate d’innanzi la corte di cassazione, prima nelle sezioni semplici poi giungendo alle sezioni unite.

9.1 Sentenza della Corte di cassazione a Sezioni Unite

La sentenza cardine delle Sezioni Unite, la n. 30475 del 2019, ha chiarito che la detenzione e la commercializzazione di prodotti derivati dalla cannabis sativa L., inclusi foglie, olio, e resina, configurano reato ai sensi dell’art. 73 del Testo Unico sugli Stupefacenti, indipendentemente dalla concentrazione di THC, a meno che non si dimostri inequivocabilmente l’assenza di qualsiasi potenziale effetto psicotropo. Questo orientamento della Corte di Cassazione  richiede quindi un’analisi dettagliata e contestuale del prodotto, al fine di valutare la sua capacità di produrre effetti droganti, anche in presenza di tenori di THC estremamente bassi. La questione diventa particolarmente rilevante quando si considerano i sequestri di cannabis light nei negozi, dove è necessario stabilire rapidamente la legittimità dei prodotti commercializzati. Tuttavia non viene mai preso in considerazione il parere dell’UNODC che come abbiamo visto chiarisce la vicenda. L’effettiva capacità di induzione di uno stato psicotropo da parte di questi prodotti è influenzata dalla loro composizione chimica complessiva, non solo dalla percentuale di THC. Per esempio, per ottenere un effetto psicoattivo da una cannabis light con una concentrazione di THC dello 0,5%, sarebbe necessario consumare quantità improbabili del prodotto, un’ipotesi poco pratica e economicamente irrazionale se confrontata con l’acquisto di varianti ad alta potenza disponibili sul mercato, riflettendo e non contrastando le indicazioni del Tribunale Supremo e dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il contrasto al narcotraffico.

10. Il Principio di Dose Stupefacente

L’idea di una dose precisamente definita come stupefacente non trova fondamento in un concetto scientificamente valido. Questa nozione è piuttosto generica, abbracciando una vasta gamma di presupposti ed effetti non specificamente delineati, similmente all’indeterminatezza nel definire una quantità di vino che provochi ubriachezza. Infatti, il limite di 0,5 g/L di alcol nel sangue rappresenta una soglia legalmente riconosciuta per la guida in stato di ebbrezza, piuttosto che una misura della concentrazione alcolica nei prodotti alcolici. La distinzione necessaria riguarda la percentuale di THC nei prodotti di cannabis (hashish/marijuana) rispetto alla dose effettivamente stupefacente per l’individuo, ovvero la quantità di THC che viene effettivamente assorbita fumando. La letteratura scientifica esaminata fino ad oggi non menziona mai direttamente il concetto di dose stupefacente, focalizzandosi piuttosto su ricerche cliniche volte a esplorare gli effetti terapeutici del THC in gruppi di soggetti controllati. In sintesi proprio quanto viene richiesto dalla sentenza della Suprema corte.

10.1 Definizione di Dose Stupefacente

La mancanza di una chiara definizione di dose stupefacente emerge anche dalle verifiche su documentazioni di varie istituzioni, le quali si occupano delle implicazioni di questa problematica in diversi contesti. Ad esempio, la collaborazione tra il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa ha portato alla pubblicazione di studi sugli effetti clinici del THC, con dosi variabili tra 16 e 34 mg per ottenere effetti analgesici, antiemetici e altri. La ricerca farmacologica generale e i documenti istituzionali delineano effetti terapeutici del THC per dosi comprese tra 2 e 22 mg, indicando la variabilità dell’assunzione necessaria a produrre determinati effetti. Tuttavia, una ricerca specifica degli anni ’70 pubblicata su Nature evidenzia che la quantità di THC negli spinelli comuni era di 12-15 milligrammi, ma si parla di effetti terapeutici, non di alterazione dello stato psicofisico dell’utilizzatore.

10.2 Dose di THC nella Cannabis Light

In merito alla commercializzazione della cannabis light, emergerebbe che la dose di THC necessaria per un effetto leggero vari significativamente a seconda della tolleranza del consumatore, indicando un fabbisogno di 33 mg per un effetto lieve in soggetti non abituali, fino a 100 mg per consumatori abituali. La legislazione, tentando di stabilire un limite quantitativo suscettibile di produrre effetti stupefacenti, si basa su criteri convenzionali simili a quelli adottati per definire lo stato di ebbrezza alcolica, piuttosto che su studi scientifici controllati. Ciò implica che il concetto giuridico di dose stupefacente si configura come un accordo normativo, che assume validità processuale nonostante le complessità inerenti alla sua applicazione pratica e alla valutazione giudiziaria relativa all’uso personale della sostanza, ma non potendo prescindere da una valutazione di fatto, dovendo considerare l’effettivo rischio per la salute pubblica che si concretizzerebbero solo con varietà a thc dominante esattamente nei limiti di quanto espresso dall’Organo Supremo di Giustizia e dall’Organismo Internazionale anti-droga.

11. LO STUDIO: Consumo di Cannabis Light in Giovani Adulti

Il fenomeno del consumo di cannabis light negli ultimi anni ha quindi sollevato numerose questioni sia a livello sociale sia scientifico, spingendo la comunità accademica a indagare in modo approfondito gli effetti e le implicazioni di questa pratica. In tale contesto, il lavoro di ricerca “Consumo di cannabis light in un campione di giovani adulti: dati preliminari di farmacocinetica e valutazione dell’alterazione psicomotoria” rappresenta un contributo fondamentale alla comprensione dell’impatto della cannabis light sul corpo umano. Questo studio, portato avanti da un team di ricercatori guidato da Guido Pelletti e pubblicato sulla rivista Forensic Science International, si distingue per il suo approccio metodologico rigoroso e per le sue rilevazioni, che hanno generato un ampio interesse nel campo della ricerca scientifica, trovando conferme in studi successivi che hanno ulteriormente validato i suoi risultati.L’indagine si è concentrata sulla misurazione delle concentrazioni ematiche di THC (Tetraidrocannabinolo) e CBD (Cannabidiolo) seguite all’inalazione di cannabis light, oltre alla valutazione delle prestazioni psicomotorie e cognitive dei partecipanti. Attraverso un campione di diciotto giovani adulti sani, ai quali sono state somministrate tre sigarette pre-rollate contenenti 400 mg di infiorescenze di cannabis light, con un tenore dello 0,41% di Δ9-THC e del 12,41% di CBD, lo studio ha apportato dati significativi riguardo l’assenza di compromissioni significative nelle capacità psicomotorie a seguito del consumo.

11.1 Dati Preliminari di Farmacocinetica

Lo studio intitolato “Light cannabis consumption in a sample of young adults: Preliminary pharmacokinetic data and psychomotor impairment evaluation” (Consumo di cannabis light in un campione di giovani adulti: dati preliminari di farmacocinetica e valutazione dell’alterazione psicomotoria), guidato da Guido Pelletti, Rossella Barone, Arianna Giorgetti, Marco Garagnani, Francesca Rossi, Paolo Fais e Susi Pelotti, ha segnato un punto di svolta nella comprensione dell’effetto della cannabis light sul corpo umano. Pubblicato sulla prestigiosa rivista Forensic Science International con DOI: 10.1016/j.forsciint.2021.110822, questo studio ha ricevuto ampio riconoscimento nel campo scientifico, citato da numerose ricerche successive che ne hanno confermato le conclusioni. Il fulcro della ricerca consisteva nell’analisi delle concentrazioni ematiche di THC e CBD seguite all’inalazione di cannabis light e nella valutazione delle prestazioni psicomotorie e cognitive. Partecipando allo studio diciotto giovani adulti, a ciascuno sono state somministrate tre sigarette pre-rollate contenenti 400 mg di infiorescenze di cannabis light, con un tenore dello 0,41% di Δ9-THC e del 12,41% di CBD. Sorprendentemente, solo quattro soggetti hanno mostrato concentrazioni di THC nel sangue superiori a 2 ng/ml, senza tuttavia evidenziare significative compromissioni nelle capacità psicomotorie.
Questa immagine minimalista cattura l'essenza dell'analisi scientifica della cannabis in un laboratorio moderno. Ogni dettaglio è progettato per evidenziare la meticolosa verifica del contenuto di THC, la chiave per determinare la legalità della "Cannabis light". In un contesto di standard rigorosi, simboleggiati dall'imparzialità della Corte di Cassazione, la scienza si interseca con la giustizia per definire le sfumature del settore canapa. Osservando questo design, si percepisce il solido impianto di valutazione dell'UNODC, che funge da guida nella comprensione e nell'applicazione delle leggi sulla cannabis. Metadescrizione per non vedenti: Un'illustrazione minimalista in bianco e nero che mostra un microscopio, provette e formule chimiche legate alla struttura del THC, simbolizzando la precisa analisi scientifica di campioni di cannabis in un laboratorio.Ecco un'immagine che rappresenta il ruolo cruciale dell'incidente probatorio nel contesto legale, con riferimenti visivi alla cannabis light, all'UNODC, al THC e alla Corte di Cassazione italiana. Mostra un avvocato che esamina prove fondamentali mentre discute di casi legati alla cannabis leggera, con il logo dell'UNODC sullo sfondo e uno schema chimico del THC in primo piano, simboleggiando l'importanza delle decisioni giuridiche della Corte di Cassazione in materia

11.1.1 I Risultati dello studio

Soltanto quattro partecipanti hanno evidenziato nel sangue livelli di THC superiori ai 2 ng/ml dopo aver fumato, ma neanche in questi casi si sono registrate alterazioni significative nelle capacità psicomotorie. Il disegno sperimentale prevedeva la raccolta di campioni di sangue in più fasi: prima dell’inizio dell’esperimento, dopo ogni sigaretta fumata, e a 60 e 120 minuti dall’inizio. Parallelamente, venivano effettuati test per misurare le prestazioni cognitive e psicomotorie il giorno precedente all’esperimento e dopo l’ultima sigaretta. I risultati hanno evidenziato livelli medi di Δ9-THC oscillanti, ma sempre relativamente bassi, con una decrescita progressiva dopo la terza assunzione. Similmente, i livelli di CBD, pur variando ampiamente tra i soggetti, hanno seguito un trend decrescente.

11.1.2 Questa ricerca non solo dimostra l’assenza di un impatto negativo sulla funzionalità psicomotoria e cognitiva

Questa ricerca dimostra l’assenza di un impatto negativo sulla funzionalità psicomotoria e cognitiva e sottolinea anche l’impossibilità di raggiungere un effetto psicoattivo tramite il consumo di cannabis light, indipendentemente dalla quantità assunta. La variabilità individuale nelle risposte all’assunzione di cannabinoidi è stata altresì evidenziata, rimarcando la complessità del sistema endocannabinoide umano e la necessità di considerare questa variabilità nelle valutazioni giuridiche e scientifiche relative all’uso di cannabis. Questo studio sottolinea un aspetto fondamentale: il consumo di cannabis light, persino in quantità considerevoli, non comporta alterazioni rilevabili delle funzioni cognitive o psicomotorie. Bisogna tenere in considerazione che la cannabis sul mercato normalmente raggiunge dei livelli di THC del 15-25% capaci di alterare lo stato psicofisico dell’utilizzatore. Di conseguenza, la cannabis light, che ha lo stesso costo, non può essere utilizzata per questo scopo, sia in termini dell’efficacia psicoattiva che del quantitativo che sarebbe necessario assumere. Se infatti l’utilizzatore volesse raggiungere lo stesso effetto psicotropo, anche potendone affrontare il costo proibitivo, alla luce della presenza del cbd, che annulla l’effetto del THC, raggiungere una capacità drogante tale da alterare lo stato psicofisico dell’utilizzatore al punto da compromettere le normali funzioni psicomotorie, sarebbe probabilmente comunque impossible. La sproporzione rispetto al costo e alla facile reperibilità della cannabis ad alto contenuto di THC presente sul mercato nero, rende questo prodotto quindi incapace di sostituire la droga. Piuttosto la diffusione della cannabis light ha realizzato una sostituzione con evidente effetto di riduzione del danno, consentendo al soggetto, che volesse smettere di assumere THC, di consumare un placebo privo di alcun effetto psicotropo ma legale e sicuro.

11.1.3 Tale constatazione sfida apertamente molte concezioni preesistenti sull’effetto stupefacente della cannabis CBD

Molte concezioni sull’effetto stupefacente della cannabis vengono quindi smentite, sottolineando come le varianti light di questa sostanza possano avere un impatto minimo sulle capacità individuali.

 Nel dettaglio, lo studio “Consumo di cannabis light in un campione di giovani adulti: dati preliminari di farmacocinetica e valutazione dell’alterazione psicomotoria” ha coinvolto diciotto volontari sani, giovani adulti (11 maschi e 7 femmine), con un’età media di 31,3 anni (maschi 32,4 anni; femmine 29,3 anni) e un peso medio di 72,3 kg (maschi 79,1 kg; femmine 56,8 kg). I criteri di esclusione includevano malattie neurologiche, cardiovascolari, respiratorie ed endocrine, storia di disturbi psichiatrici, disturbi dell’uso di alcool o sostanze (incluso l’uso frequente di cannabis), insufficienza renale, gravidanza o allattamento. I partecipanti hanno completato l’esperimento fumando tre sigarette in base alle proprie abitudini di fumo. I tempi di fumo per ciascuna sigaretta e i tempi di raccolta dei campioni sono stati accuratamente documentati. L’obiettivo era simulare una sessione di fumo di cannabis light con bassa percentuale di Δ9-THC (0,41%) e alta percentuale di CBD (12,4%), al fine di simulare il più possibile un intake ricreativo.

11.2 Conclusioni Ampliate, da portare alla perizia

La ricerca ha inoltre messo in luce l’elevata variabilità inter-soggetto nelle concentrazioni di Δ9-THC e CBD, con medie inferiori rispetto a quelle precedentemente documentate. Nessuno dei partecipanti ha segnalato, lasciato percepire o mostrato di sentirsi “alterato” dopo l’esperimento. Questo elemento, aggiunto alla scarsissima rilevazione del THC nel sangue, rappresenta un’ulteriore prova dell’assenza di effetti psicoattivi associati al consumo di cannabis light, esattamente come richiesto dalla sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite e già portato all’evidenza dall’Unodc nella distinzione tra canapa da fibra e canapa da droga. L’importanza di questo studio risiede nella sua capacità di offrire dati empirici e basati su evidenze che demistificano molte credenze diffuse sulla cannabis light, enfatizzando la necessità di distinguere chiaramente tra le varie forme di cannabis e i loro reali effetti sugli utenti. In ambito giudiziario e nei dibattiti pubblici, queste conclusioni offrono una prospettiva scientificamente fondata che potrebbe influenzare la legislazione e la percezione della cannabis light, sottolineando la complessità della materia e la varietà delle risposte individuali al suo consumo.

Contributi degli Autori e Dichiarazione d’Interessi

Guido Pelletti ha contribuito alla progettazione dello studio e alla stesura della bozza originale; Rossella Barone si è occupata dell’indagine; Arianna Giorgetti ha svolto l’analisi formale; Marco Garagnani ha curato la raccolta dei dati; Francesca Rossi ha validato lo studio; Paolo Fais ha contribuito con la revisione e l’editing del testo; Susi Pelotti ha supervisionato l’intero progetto. Gli autori dichiarano l’assenza di conflitti d’interesse. Le ricerche e le pubblicazioni citate forniscono un ampio spettro di conoscenze relative agli effetti della cannabis e del CBD, dalle potenziali applicazioni terapeutiche agli effetti sulla cognizione e sul controllo motorio. La pubblicazione di questo studio, e la sua citazione in opere successive, conferma l’importanza e la rilevanza dei risultati ottenuti, contribuendo significativamente al dibattito scientifico e giuridico sulla cannabis light e sul suo impatto.

12 un caso concreto di assoluzione: il fatto non sussiste

In un contesto legale complesso, la difesa di un imprenditore, rappresentata da un legale esperto, ha portato alla sua completa assoluzione da parte di un giudice. La sentenza, lunga nove pagine, proprio come quanto motivato sin’ora è stata motivata dall’impossibilità di dimostrare l’efficacia drogante della cannabis in questione, rendendo insostenibile l’accusa che l’imputato avesse messo in pericolo la salute pubblica con il suo comportamento. Questa decisione rappresenta uno dei primi casi a livello nazionale di assoluzione piena per la non dimostrata presenza di effetti psicotropi nella sostanza implicata. La controversia ha avuto origine dal sequestro, effettuato in casa di un cliente dell’imprenditore, di canapa leggera acquistata durante i primi mesi dell’emergenza Covid, e conservata in quattro pacchetti sottovuoto da 250 grammi ciascuno. In questo caso è stata la stessa analisi tecnica condotta dall’accusa che aveva rilevato che il contenuto del principio attivo THC era inferiore allo 0,6%, classificandola come “infiorescenze di canapa da fibra”, rendendo quindi questo percorso valido e ripetibile in maniera evidente.

12.1 La LEGALItÀ per L’assenza del potenziale drogante

La distinzione emerge  significativamente quando si considera la commercializzazione del prodotto: la normativa esclude responsabilità penale per la coltivazione di canapa con un contenuto di THC inferiore allo 0,6% e anche per chi dovesse superare questo limite in campo, senza alcuna responsabilità per l’agricoltore, certamente quando si possa comunque ricondurre ad una coltivazione di canapa da fibra e non da droga, ma chi commercializza il prodotto si trova in una posizione diversa, direttamente aggredito dalle istituzioni proibizioniste. Secondo la giurisprudenza, la valutazione dell’efficacia drogante o psicotropa della sostanza deve basarsi sul principio di offensività, stabilendo che se non provoca un effetto di alterazione non può essere considerata uno stupefacente, escludendo così l’accusa di spaccio, dovendo provare l’effettiva dannosità per la salute pubblica come già detto dalla Corte di Cassazione e nei criteri forniti dall’Unodc. La sentenza ribadisce che la penalità non deve derivare solo da un criterio formale ma deve avere una base sostanziale, facendo riferimento a una proposta di legge che considera i danni per la salute legati al fumo di “cannabis leggera”, nonostante i bassi livelli di THC.

12.2 InfoRmazioni sulL’analisi tecnica

L’analisi tecnica condotta non ha fornito prove convincenti dell’effetto drogante della cannabis, limitandosi a quantificare il THC senza dimostrare un effetto nocivo concreto. Pertanto, nonostante la presenza minima del principio attivo, l’effetto drogante non può essere considerato assente ma deve essere valutato in relazione alla dose consumata. La sentenza conclude che, in assenza di prove concrete sull’effetto specifico della cannabis commercializzata, non si può affermare che l’accusato abbia messo in pericolo la salute pubblica. Di conseguenza, l’imputazione non ha fondamento legale.

13. Dettagli sulla Procedura dell’Incidente Probatorio nella canapa

L’incidente probatorio è una procedura prevista dall’articolo 392 del Codice di Procedura Penale (c.p.p.), ideata per permettere l’acquisizione anticipata di prove durante le indagini preliminari, quando queste si rivelano essenziali e non rinviabili fino al dibattimento. Questa necessità nasce dalla rilevanza della prova ai sensi dell’articolo 190 c.p.p. e dalla possibilità che, attendendo il dibattimento, si possano perdere elementi probatori cruciali. Tradizionalmente, la formazione della prova avviene nel corso del dibattimento, attraverso il confronto tra le parti; tuttavia, il legislatore ha riconosciuto che, in determinate circostanze specificate tassativamente dalla legge, è indispensabile anticipare questo momento per non compromettere l’efficacia dell’accertamento della verità.

13.1 Le situazioni in cui l’incidente probatorio diventa imprescindibile

Includono casi come la testimonianza o il confronto in presenza di gravi impedimenti o minacce al testimone, la necessità di esperimenti giudiziali o perizie urgenti su oggetti o luoghi che potrebbero subire modificazioni, o la ricognizione quando esistono ragioni di urgenza che impediscono di posticipare l’atto al dibattimento. Altre circostanze permettono alle parti (pubblico ministero o indagato) di richiedere l’incidente probatorio anche in assenza di una situazione di urgenza, come la perizia di lunga durata o la testimonianza di persone riluttanti a parlare durante il colloquio con il difensore.

13.2 Come si sviluppa La procedura dell’incidente probatorio?

Si sviluppa attraverso diverse fasi, a partire da un contraddittorio preliminare sulla sua ammissibilità, seguito dalla decisione del giudice. Successivamente, si tiene un’udienza in camera di consiglio, eventualmente accompagnata da ulteriori confronti. È importante notare che la persona offesa dal reato non può richiedere direttamente l’incidente probatorio, ma può sollecitarlo al pubblico ministero per arrivare ad una valutazione di innocenza basata sul libero convincimento del giudice orientato dal perito come già detto dalla Corte di Cassazione e dall’Unodc. La richiesta di incidente probatorio deve specificare dettagliatamente la prova da assumere, l’importanza relativa ai fatti oggetto di indagine e i motivi per cui tale prova non può essere rinviata. Inoltre, devono essere identificati i soggetti coinvolti. Dopo il deposito della richiesta presso la cancelleria del giudice e la successiva notifica alle altre parti, il giudice può accoglierla, fissando l’udienza e definendo i parametri dell’assunzione della prova, oppure può ritenere la richiesta inammissibile o infondata. L’ordinanza emessa dal giudice in merito all’incidente probatorio non è soggetta a impugnazione. Durante il procedimento, il pubblico ministero ha la possibilità di richiedere un rinvio dell’udienza per non pregiudicare le indagini in corso, qualora l’esecuzione dell’incidente probatorio potesse interferire con esse. Le prove raccolte tramite incidente probatorio sono successivamente utilizzabili nel corso del dibattimento, a condizione che i difensori degli imputati fossero presenti durante la procedura, garantendo così il rispetto del principio di contraddittorio.

14. Autore

Il Dott. Mattia Cusani, giurista e imprenditore, con una dedizione specifica alla filiera della cannabis, si è occupato necessariamente anche di effettuare studi specifici sulle normative riguardanti farmaci, generi di monopolio, cosmetica e integratori. In qualità di rappresentante istituzionale dell’Associazione Nazionale Canapa Sativa Italia e partecipante attivo al Tavolo tecnico di filiera presso il MASAF, nonché Direttore generale dell’associazione no-profit Cannabiservice, dedicata all’accesso alla cannabis terapeutica, Cusani ha dimostrato un impegno instancabile verso la promozione di giustizia e sviluppo nell’ambito della filiera della Cannabis sativa l. in Italia. La sua expertise si estende oltre le questioni legali, abbracciando le sfide e le opportunità poste dall’uso industriale e terapeutico della cannabis, con uno sguardo sempre attento alle evidenze scientifiche che guidano una regolamentazione equa e informata. Come imprenditore, Cusani ha conseguito un’acuta comprensione delle dinamiche tra legge, scienza e mercato, permettendogli di navigare con maestria tra le complessità legislative che regolano la canapa industriale e le sostanze stupefacenti in Italia e all’estero. La sua prospettiva critica sull’incidente probatorio, in particolare nei casi di sequestri di prodotti a base di cannabis, evidenzia la necessità di un approccio legale aggiornato e sensibile al contesto scientifico attuale. Contribuendo attivamente al dibattito pubblico e alla discussione giuridica, Mattia Cusani si distingue per il suo impegno a favore di una politica sulla cannabis più chiara e giusta, lavorando incessantemente per un cambiamento positivo che possa beneficiare sia il settore imprenditoriale che quello dei diritti civili in Italia.

15. FAQ

Che cos’è l’incidente probatorio e perché è rilevante per i prodotti a base di cannabis?L’incidente probatorio è uno strumento giuridico che permette l’acquisizione anticipata di prove durante le indagini preliminari, cruciale per dimostrare l’innocuità e la non capacità drogante dei prodotti a base di cannabis. Questo percorso può risolvere questioni legate alla potenzialità stupefacente della canapa già nella fase preliminare del processo, evitando lunghe procedure giudiziarie.
Qual è il ruolo della Corte di Cassazione riguardo la valutazione della cannabis?La Corte di Cassazione non modifica la legislazione vigente ma indirizza l’interpretazione normativa, affidando al giudice la valutazione sull’efficacia drogante della canapa. Tuttavia, è compito degli esperti periti determinare la potenzialità stupefacente della sostanza, non quindi della Corte di Cassazione.
Cosa implica la menzione della Corte di limiti di THC inferiori a quelli della legge 242/2016?La Corte di Cassazione stabilisce limiti di THC inferiori a quelli della legge 242/2016 per includere casi senza CBD, noto per neutralizzare gli effetti del THC. Questa distinzione è critica, poiché interpretazioni errate potrebbero derivare dalla mancata menzione della motivazione scientifica dietro tali limiti. Sarà l’UNODC a chiarire la vicenda distinguendo il tipo fibra dal tipo droga.
Come si svolge la valutazione giuridica e scientifica delle sostanze secondo l’UNODC?L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) stabilisce criteri specifici per distinguere la canapa con fini droganti da quella non psicoattiva. Un elemento chiave è il rapporto tra THC e CBD: la cannabis viene considerata drogante quando il contenuto di THC supera significativamente quello del CBD. Questo in sintesi è il parere dell’UNODC.
Qual è l’importanza dell’incidente probatorio di tipo peritale nei sequestri di prodotti legali?L’incidente probatorio di tipo peritale consente la valutazione di un tossicologo per attestare l’innocuità o meno del prodotto e la legittimità delle azioni dell’indagato. Questo strumento può dimostrare l’insussistenza del fatto imputato e permettere al GIP di prendere atto dell’evidenza, evitando processi ingiustificati. Questo al di là della sentenza della Corte di Cassazione.
Quali principi giuridici sono alla base dell’incidente probatorio?Principi come il divieto di analogia, la presunzione d’innocenza, la necessità di offensività della condotta per giustificare sanzioni penali, e il diritto alla piena efficacia della prova sostengono l’uso dell’incidente probatorio, enfatizzando l’importanza di basare ogni giudizio su elementi scientificamente validati. Il documento fornito a chiarimento dall’UNODC e il libero convincimento del giudice vincolato alla perizia delineato dalla Corte di Cassazione potranno trovare risposta in questo percorso processuale.
Come influisce l’incidente probatorio sull’andamento del processo?L’efficacia della prova ottenuta tramite l’incidente probatorio non si misura solo per il suo impatto giuridico ma anche per l’effetto sul processo. Se il perito dimostra l’innocuità della sostanza, ciò dovrebbe comportare l’ammissibilità dell’incidente probatorio e rappresentare una priorità per il pubblico ministero e il giudice, evitando processi non necessari.
Cosa stabilisce l’articolo 392 del codice di procedura penale?L’articolo 392 del codice di procedura penale facilita l’acquisizione anticipata delle prove, assicurandone la disponibilità e l’efficacia quando necessario. Questo è particolarmente importante per i prodotti derivati dalla cannabis sativa L., data la loro unicità e la necessità di un giudizio legale celere.
Qual è l’approccio metodologico suggerito dall’UNODC per la valutazione della cannabis?L’UNODC propone un criterio basato sul rapporto tra ([THC]+[CBN]):[CBD] nel cromatogramma, che deve risultare inferiore a 1, per stabilire la non offensività di una sostanza. Questo approccio si distacca da valutazioni che considerano solo la concentrazione di THC. N.b. UNODC è conosciuta anche come: Ufficio per l’attuazione delle strategie antidroga, Agenzia di politica e analisi delle sostanze stupefacenti, Divisione per la lotta contro il traffico di droghe, Ufficio internazionale per la giustizia penale e le droghe, e se dichiarano una sostanza non pericolosa, è perché è provato scientificamente.
Come la legge 242/2016 influenza la coltivazione e commercializzazione della canapa industriale?La legge 242/2016, concentrandosi sulla tracciabilità anziché sui limiti di THC, esclude le attività di coltivazione di canapa industriale dall’applicabilità del DPR 309/90. Questo supporta la visione che tali operazioni configurino un esercizio legittimo d’impresa agricola, secondo l’articolo 2135 del codice civile.
Qual è l’importanza della valutazione completa dell’efficacia drogante?Una valutazione completa dell’efficacia drogante va oltre l’analisi quantitativa del THC e considera la reale pericolosità della sostanza in base alla sua capacità di influenzare lo stato psico-fisico dell’individuo. Questo approccio, sollecitato dalla sentenza di Corte di Cassazione a Sezioni Unite, richiede una valutazione fondata su criteri scientifici e tossicologici aggiornati, per determinare l’effettiva presenza di effetti stupefacenti.
Come l’introduzione della legge n. 242 del 2016 ha influenzato il mercato della cannabis?La legge n. 242 del 2016 ha definito nuovi confini per la coltivazione di varietà di cannabis con un tenore di THC inferiore allo 0,6%, promuovendo la commercializzazione di prodotti presumibilmente non nocivi. Questo ha portato alla diffusione di punti vendita che offrono prodotti derivati dalla cannabis, sollevando sfide per le autorità nel distinguere tra prodotti legali e illegali. A questo si aggiungerà la lettura data dall’UNODC.
Qual è il parere della Corte di Cassazione a Sezioni Unite sulla detenzione e commercializzazione di prodotti derivati dalla cannabis?La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nella sentenza n. 30475 del 2019, hanno chiarito che detenzione e commercializzazione di prodotti derivati dalla cannabis sativa L. configurano reato, indipendentemente dalla concentrazione di THC, a meno che non si dimostri inequivocabilmente l’assenza di qualsiasi potenziale effetto psicotropo. Questa è la vera lettura da dare a tale pronuncia della Corte di Cassazione.
Qual è l’impatto del THC e del CBD sulla capacità psicoattiva della cannabis light?La capacità psicoattiva della cannabis light è influenzata dalla composizione chimica complessiva del prodotto, non solo dalla percentuale di THC. In pratica, per ottenere un effetto psicoattivo da prodotti con basso THC, sarebbe necessario consumare quantità improbabili, rendendo l’ipotesi poco pratica e economicamente irrazionale.
Come cambia la percezione e la legislazione sulla dose stupefacente di cannabis?La nozione di dose stupefacente non trova fondamento in un concetto scientificamente valido, ma varia significativamente a seconda della tolleranza del consumatore. La legislazione tenta di stabilire un limite quantitativo suscettibile di produrre effetti stupefacenti, basandosi su criteri convenzionali più che su studi scientifici controllati.
Qual è il contributo dello studio “Consumo di cannabis light in un campione di giovani adulti: dati preliminari di farmacocinetica e valutazione dell’alterazione psicomotoria” al dibattito sulla cannabis light?Lo studio “Consumo di cannabis light in un campione di giovani adulti: dati preliminari di farmacocinetica e valutazione dell’alterazione psicomotoria”, guidato da Guido Pelletti, ha fornito dati significativi sull’assenza di compromissioni significative nelle capacità psicomotorie a seguito del consumo di cannabis light, sfidando le concezioni preesistenti sull’effetto stupefacente della cannabis e stimolando una riflessione sulla necessità di distinguere chiaramente tra le varie forme di cannabis basate su evidenze scientifiche.
Quali sono le implicazioni legali dell’assoluzione piena per la non dimostrata presenza di effetti psicotropi nella sostanza?L’assoluzione piena in casi dove non si può dimostrare l’efficacia drogante della cannabis sottolinea l’importanza di basare le accuse su prove concrete dell’effetto nocivo della sostanza. Questo approccio rispetta il principio di offensività, indicando che se una sostanza non provoca un effetto di alterazione, non può essere considerata uno stupefacente.
Come si svolge la procedura dell’incidente probatorio?La procedura dell’incidente probatorio inizia con una richiesta dettagliata che specifica la prova da assumere, seguita da un contraddittorio preliminare sull’ammissibilità. Il giudice decide quindi sull’accoglimento della richiesta, fissando un’udienza per l’assunzione della prova. Le prove raccolte sono successivamente utilizzabili nel dibattimento, garantendo il rispetto del principio di contraddittorio.
Qual è il contributo di Mattia Cusani al dibattito sulla cannabis?Mattia Cusani, come esperto nel panorama giuridico italiano sulla cannabis, contribuisce attivamente al dibattito pubblico e giuridico, lavorando per una legislazione più chiara e giusta. La sua expertise abbraccia le sfide legislative, scientifiche e di mercato, promuovendo un approccio legale aggiornato e informato sull’uso industriale e terapeutico della cannabis. In linea da quanto previsto dalla Corte di Cassazione e dall’UNODC.

Fonti sulla FUNZIONE E COMPETENZE DELLA Corte di Cassazione:

Fonti sull’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine):

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