Le regole italiane sulla cannabis non sono nate tutte insieme. La disciplina del commercio delle sostanze, la repressione del traffico e il trattamento di chi ne fa uso si sono sovrapposti in fasi diverse.
Le prime leggi del Novecento
La legge 396/1923 riguardava la repressione del commercio abusivo di sostanze aventi azione stupefacente. Appartiene alla storia del controllo degli stupefacenti: non va raccontata come una legge già costruita sul moderno mercato del CBD.
La legge 1041/1954 disciplinò produzione, commercio e impiego degli stupefacenti in un sistema repressivo più ampio. Citare le pene senza distinguere condotte e versioni della norma può però indurre a credere che il semplice consumo avesse sempre lo stesso trattamento della vendita.
La legge 685/1975
Nel 1975 il legislatore affiancò alla repressione interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. La «modica quantità» per uso personale divenne un nodo decisivo. L’aumento o la riduzione dei consumi negli anni successivi non possono essere attribuiti automaticamente a quella sola legge: servono serie storiche e un’analisi delle altre trasformazioni sociali.
1990, 1993 e 2006: tre passaggi diversi
La riforma 162/1990 e il testo unico 309/1990 ridefinirono il quadro; il referendum del 1993 intervenne sul trattamento dell’uso personale. Il DPR 171/1993 rese operative le abrogazioni, eliminando anche il riferimento alla dose media giornaliera dall’articolo 75. Questo passaggio non rese libera la vendita di sostanze stupefacenti. Nel 2006 le disposizioni Fini-Giovanardi modificarono tabelle e sanzioni. Nel 2014 la Corte costituzionale annullò quelle impugnate per violazione dell’articolo 77 della Costituzione.
La canapa industriale non chiude questa storia
La legge 242/2016 ha aperto uno spazio specifico per la filiera agroindustriale; l’articolo 18 del 2025 ha successivamente modificato il trattamento di infiorescenze e derivati. Non esiste dunque una progressione lineare dal divieto alla libera vendita del CBD.
Per chi lavora nella filiera, conoscere questa sequenza serve a non usare una norma storica come risposta a un problema attuale. Il nostro interesse per la canapa parte dal lavoro agricolo, ma le sue applicazioni restano soggette a regole diverse secondo prodotto e destinazione.