Jurefarm e agricoltura

Soul Weed: il racconto di un progetto Jurefarm

Infiorescenza e foglie di una pianta all’aperto

«Soul Weed» era il nome con cui Jurefarm raccontava una parte della propria proposta di canapa e il legame personale con il lavoro agricolo. L’espressione «erba dell’anima» appartiene a questo linguaggio di marca: non significa che un prodotto curi l’anima o una patologia.

Il racconto del 2023

La presentazione riuniva prodotti, ricerca aromatica e idee progettuali. Citava Tangie Rosift e Aperol OG, insieme alla proposta di un bonsai di cannabis personalizzato. Questi riferimenti descrivono l’offerta e le idee annunciate in quel periodo, senza confermare disponibilità o prezzi attuali.

Aperol OG e il campo

Il racconto aziendale descriveva fiori compatti, sfumature verdi e arancioni e note aromatiche associate ad arancia, zenzero e pompelmo. Indicava una coltivazione in pieno campo a circa 900 metri e dichiarava l’assenza di pesticidi e antiparassitari nella coltivazione descritta. Si tratta di informazioni del racconto originario: per trasferirle a un lotto specifico servono i relativi registri, non basta il nome commerciale.

Documenti e progetto

Il richiamo alle GACP va distinto dall’autorizzazione a commercializzare il prodotto e dallo stato del documento aziendale.

Situazione Jurefarm al 15 ottobre 2026: il documento GACP disponibile è scaduto il 27 settembre 2026. È stata inviata una richiesta di informazioni sul rinnovo; un rinnovo non risulta confermato. Non presentiamo quindi la certificazione come attualmente valida.

Il bonsai era presentato come idea che univa forma della pianta e interesse ornamentale. Le dimensioni contenute non cambiano la natura botanica e non costituiscono un’esenzione normativa.

Il quadro italiano è cambiato

L’articolo 18 del decreto-legge 48/2025, convertito nella legge 80/2025, ha introdotto restrizioni sulle infiorescenze di canapa e sui prodotti che le contengono, comprese resine, estratti e oli da esse derivati. Le soglie previste per i controlli delle coltivazioni non costituiscono un’autorizzazione generale alla vendita. La dicitura «uso tecnico» o «da collezione» non basta a rendere lecita un’operazione. Le contestazioni alla norma vanno distinte dagli eventuali provvedimenti che incidono sul singolo caso.

Per gli sviluppi successivi, la scheda CSI sulla Cassazione n. 25539/2026 spiega l’accertamento concreto dell’efficacia drogante e i presupposti della confisca. L’esito è un annullamento con rinvio: va riferito al procedimento esaminato, senza trasformarlo in una decisione generale su ogni prodotto.

Fonti e approfondimenti