Chemiotipi della cannabis: quali sono? Ecco tutte le tipologie

Sin dai tempi antichi la cannabis è stata utilizzata dagli esseri umani per le sue fibre, semi, nonché per la sua resina psicoattiva e medicinale. Nonostante sia stata utilizzata per secoli dal genere umano, attualmente lo status legale di questo prodotto varia a seconda della sua destinazione di utilizzo. 


Ad esempio, la cannabis utilizzata per ottenere fibre oppure semi, nota come canapa, è legalmente coltivata in molte nazioni di tutto il mondo. Invece, la cannabis che viene usata per le sue proprietà psicoattive, è ritenuta illegale nella maggior parte delle nazioni del mondo. 

Tuttavia, il contesto legale intorno alla canapa e alla cannabis in generale sta cambiando in tutto il mondo. Infatti, negli USA, molti Stati hanno legalizzato la cannabis per scopi medici, mentre alcuni di questi hanno dato il benestare per il consumo tra gli adulti. 

A causa dei suoi numerosi e controversi usi, la classificazione della cannabis è stata oggetto di dibattito sia legale che scientifico. Nelle prossime righe, scopriremo insieme quali sono i chemiotipi della cannabis e le differenze tra ognuno di loro. 

 

Introduzione ai cannabinoidi

Dal punto di vista morfologico, tre tipi principali di cannabis sono stati descritti come sativa, indica e ruderalis. Le piante sative sono più alte e meno ramificate; l’indica è più corta e più densa; infine, ruderalis è ancora più bassa e meno ramificata della pianta sativa. 

In ogni caso, è stata proposta una classificazione tassonomica più recente che divide la cannabis in sette presunte tipologie basate su tratti morfologici, geografici e genetici.

I cannabinoidi sono un gruppo di composti terpenofenolici presenti nella cannabis. Oggi sono stati caratterizzati oltre 100 cannabinoidi della cannabis.

THC è considerato il principale ingrediente attivo responsabile degli effetti inebrianti e medicinali attribuiti alla cannabis. Il THC ha proprietà antiemetiche, neuroprotettive e antinfiammatorie, nonché la capacità di ridurre alcune forme di dolore neuropatico e cronico.

Un altro importante cannabinoide è il CBD che le ricerche hanno dimostrato avere proprietà neuroprotettive, antinfiammatorie, antipsicotiche e antiepilettiche ma non presenta gli effetti inebrianti tipici del THC, non altera in nessun modo l’assetto neuropsichico dell’utilizzatore.

Anche altri cannabinoidi minori, come il cannabigerolo (CBG), il cannabicromene (CBC) e il tetraidrocannabivarina (THCV), secondo autorevoli ricerche scientifiche sembrano poter garantire delle proprietà farmacologiche minori. 

 

Chemiotipi della cannabis: la classificazione

Poiché i cannabinoidi sono i principali ingredienti attivi presenti nella cannabis, è possibile classificare la cannabis da un punto di vista di chemiotipi in base ai livelli di cannabinoidi e agli scopi per i quali viene utilizzata. 

Ad esempio, alcuni studi hanno scoperto che la cannabis che era utilizzata per le fibre aveva livelli maggiori di CBD. Invece, quella utilizzata per scopi farmaceutici ha un livello più alto di THC. 

Pertanto, sono stati identificati tre tipi di chemiotipi che si basano sui rapporti di THC e CBD: 

  • tipo I, che contiene THC alto (>1%) e CBD basso (<1%)
  • tipo II, che contiene THC alto (>1%) e CBD alto (>1%) 
  • tipo III, che contiene CBD alto (>1%) e THC basso ( <1%)

I tre gruppi di chemiotipi sono stati confermati da tre tipologie di piante derivanti tra diverse località geografiche. Da questo si deduce che il chemiotipo può essere diverso a prescindere dalla morfologia delle piante e dalla loro provenienza. 

Negli ultimi anni, la ricerca ha dimostrato che la combinazione tra THC e CBD può alterare i loro effetti, e nello specifico la presenza del CBD pare ridurre tutti i possibili effetti collaterali degli alti quantitativi di THC oltre che inibirne gli effetti quando presente soltanto in piccole dosi. 
Alcuni studi indicano la presenza di molti più chemiotipi nella cannabis, e di centinaia di diversi possibili cannabinoidi e altri composti della pianta tutti da scoprire.

I terpenoidi rappresentano un altro interessante gruppo di composti biologicamente attivi presenti nella cannabis. La loro natura volatile rende questi composti importanti per garantire l’aroma e il sapore delle piante. 


Devi sapere che nella cannabis sono stati identificati circa 100 terpenoidi, molti dei quali si trovano anche in altre piante.

Sia i cannabinoidi che i terpenoidi sono prodotti nei tricomi della cannabis, che si trovano alla massima densità sui boccioli dei fiori femminili. I terpenoidi sono presenti in una percentuale che va dallo 0,5% al 3,5% nei boccioli della cannabis e anche nel fumo e nei vapori della cannabis. Studi più approfonditi sui terpenoidi hanno dimostrato la possibilità di distinguere le piante di cannabis che hanno un contenuto di cannabinoidi simile. 

Nonostante l’importanza dei terpenoidi, è difficile definire specifici suoi chemiotipi. Ciò è dovuto alla mancanza di una nomenclatura comunemente concordata. Ecco perché per medici e pazienti è difficile capire quali sono le tipologie di cannabis che dovrebbero essere utilizzate per scopi medici. 

Inoltre, considerando i recenti progressi finalizzati alla legalizzazione della cannabis, capire in maniera più approfondita quali sono i chemiotipi della cannabis potrebbe essere davvero importante sia dal punto di vista agricolo che industriale. Inoltre è importante ricordare che se questi principi attivi possono avere utilizzi farmaceutici per i loro particolari rapporti per la maggior parte di essi si tratta di composti già presenti in natura e in prodotti che consumiamo tutti i giorni. Seppur molto diversi, l’uomo incontra per la prima volta i cannabinoidi nel latte materno.

Nel corso degli anni, i coltivatori che si sono occupati della marijuana hanno selezionato le piante che contenessero alti livelli di THC e altri composti che avrebbero potuto interessarli dal punto di vista del business. Ad esempio, l’olio di CBD proviene dalle piante di canapa.

 
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Conclusioni

Le ricerche e gli studi sulla cannabis non sono terminati. Ecco perché è ancora piuttosto complesso effettuare una classificazione corretta ed esaustiva dei chemiotipi di questa pianta. 

Nonostante gli studi siano ancora in divenire e c’è ancora molto da scoprire su questa pianta, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che esistono tre tipologie di chemiotipi che differiscono in base ai rapporti tra CBD e THC. 

I rapporti tra CBD e THC possono variare da pianta a pianta ma la provenienza della cannabis non è un fattore che influisce più di tanto su questo fattore. Gli studi hanno riscontrato che neanche la morfologia della pianta stessa è un elemento rilevante ai fini di questo rapporto. 

In ogni caso, è quanto mai importante approfondire queste ricerche al fine di identificare in maniera ancora più certa i chemiotipi della cannabis. Queste scoperte potrebbero garantire un utilizzo più massivo della pianta in tutto il mondo con dei vantaggi dal punto di vista economico ed ecologico.

 
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